Guido Caironi

Guido è un infermiere, lavora in sala operativa e nei mezzi ospedalieri di soccorso. Guido ci tiene a porre l’attenzione sull’ascolto, abilità innata per molti ma che può essere anche appresa nel tempo.“Non bisogna solo saper fare, ma anche saper essere e saper ascoltare”. Per Guido l’ascolto non è il semplice “sentire” bensì qualcosa di più. “Nel momento in cui ascolto una persona un utente devo concentrarmi non solo sulle parole, ma anche sul non detto”. Sensibilità che bisogna affinare soprattutto quando il paziente non è di fronte a te, ma dietro una cornetta telefonica. “Se una persona mi dice che sta respirando male, io sono sicuramente attento a cogliere ciò che mi dice con il linguaggio verbale, ma allo stesso tempo sono molto attento a cogliere i rumori del respiro che ci sono nell’ambiente circostante”.Il respiro, le pause, i silenzi, tutto ciò che potremmo non considerare, per un infermiere diventa di estrema importanza. La capacità di ascolto e le competenze tecniche, consentono una prima diagnosi del paziente, consentono spesso di salvargli la vita. Nel periodo del Covid-19, quando le telefonate da smistare erano centinaia, questo aspetto è stato fondamentale.“Ricordo di aver avuto paura”. Questa la prima emozione che ci descrive Guido all’avvento della epidemia. Lui come molti di noi, ha provato paura.Gli infermieri si trovano a contatto con la vita e la morte ogni giorno nonostante ciò, non ci si abitua al dolore, non ci sia abitua mai veramente. L’ignoto è ciò che ha spaventa di più in questo periodo, la poca conoscenza di un virus che ha costretto il mondo a cambiare, a tutelarsi.Guido, come molti altri suoi colleghi, si è ritrovato con il timore di non essere in grado di dare una risposta o una possibile soluzione, ai propri pazienti, a tutti noi.Inoltre “La paura di portarmi a casa il peso della sofferenza di ogni persona che ascolto è un rischio molto grande, che noi professionisti non possiamo permetterci”.Gli infermieri vivono a contatto con il dolore e la malattia, ma in questo periodo, sensazioni, emozioni si sono amplificate esponenzialmente, costringendoli a ricercare nuovi equilibri, al fine di tutelarci, di rimanere stabili in una bufera.È necessario scindere il lato professionale da quello emotivo, senza perdere la propria umanità. È un lavoro di costruzione su se stessi, ogni giorno.“Non ho mai mancato di ringraziare i pazienti e i familiari che a loro volta mi ringraziavano. Facevamo un po’ a gara a chi si ringraziava di più”.Guido si ferma, ci guarda con aria seria e dice: “Vorrei che ognuno di voi sappia che noi infermieri ci siamo e ci saremo sempre. Nel mondo c’è tanta sofferenza, ma se ce n’è un po’ meno è anche grazie a noi”.No dimentichiamolo mai.

Guido Caironi

Raccolta Fondi di FNOPI

Guido è un infermiere, lavora in sala operativa e nei mezzi ospedalieri di soccorso. 

Guido ci tiene a porre l’attenzione sull’ascolto, abilità innata per molti ma che può essere anche appresa nel tempo.

“Non bisogna solo saper fare, ma anche saper essere e saper ascoltare”. 
Per Guido l’ascolto non è il semplice “sentire” bensì qualcosa di più. 

“Nel momento in cui ascolto una persona un utente devo concentrarmi non solo sulle parole, ma anche sul non detto”. 

Sensibilità che bisogna affinare soprattutto quando il paziente non è di fronte a te, ma dietro una cornetta telefonica. 

“Se una persona mi dice che sta respirando male, io sono sicuramente attento a cogliere ciò che mi dice con il linguaggio verbale, ma allo stesso tempo sono molto attento a cogliere i rumori del respiro che ci sono nell’ambiente circostante”.

Il respiro, le pause, i silenzi, tutto ciò che potremmo non considerare, per un infermiere diventa di estrema importanza. La capacità di ascolto e le competenze tecniche, consentono una prima diagnosi del paziente, consentono spesso di salvargli la vita. 
Nel periodo del Covid-19, quando le telefonate da smistare erano centinaia, questo aspetto è stato fondamentale.

“Ricordo di aver avuto paura”. Questa la prima emozione che ci descrive Guido all’avvento della epidemia. 
Lui come molti di noi, ha provato paura.

Gli infermieri si trovano a contatto con la vita e la morte ogni giorno nonostante ciò, non ci si abitua al dolore, non ci sia abitua mai veramente. 

L’ignoto è ciò che ha spaventa di più in questo periodo, la poca conoscenza di un virus che ha costretto il mondo a cambiare, a tutelarsi.

Guido, come molti altri suoi colleghi, si è ritrovato con il timore di non essere in grado di dare una risposta o una possibile soluzione, ai propri pazienti, a tutti noi.

Inoltre “La paura di portarmi a casa il peso della sofferenza di ogni persona che ascolto è un rischio molto grande, che noi professionisti non possiamo permetterci”.

Gli infermieri vivono a contatto con il dolore e la malattia, ma in questo periodo, sensazioni, emozioni si sono amplificate esponenzialmente, costringendoli a ricercare nuovi equilibri, al fine di tutelarci, di rimanere stabili in una bufera.

È necessario scindere il lato professionale da quello emotivo, senza perdere la propria umanità. È un lavoro di costruzione su se stessi, ogni giorno.
“Non ho mai mancato di ringraziare i pazienti e i familiari che a loro volta mi ringraziavano. Facevamo un po’ a gara a chi si ringraziava di più”.

Guido si ferma, ci guarda con aria seria e dice: “Vorrei che ognuno di voi sappia che noi infermieri ci siamo e ci saremo sempre. Nel mondo c’è tanta sofferenza, ma se ce n’è un po’ meno è anche grazie a noi”.

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